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Mercoledì, 17 Luglio 2013 07:45

Concordato preventivo: benefici e controindicazioni di una terapia anti-crisi

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Uno strumento che può rivelarsi molto utile – all’impresa e ai suoi creditori - se usato con cautela.

 

«Una via per scaricare i debiti sulla catena produttiva e continuare, indisturbati, l’attività. Questo comportamento immorale sta provocando crisi aziendali a catena, generando un effetto esattamente opposto a quanto desiderava il Legislatore. Le cattive abitudini hanno, purtroppo, velocità di diffusione eccezionale».
I toni di questo stralcio della relazione del presidente Squinzi, tenuta in occasione dell’Assemblea pubblica di Confindustria dello scorso maggio, rendono ben chiara la dimensione distorsiva che hanno assunto alcune parti della legge fallimentare all’indomani della mini-riforma prevista dal Decreto Sviluppo n.83 del 2012.

 

Tale provvedimento ha riconosciuto all’imprenditore in crisi la possibilità di presentare la domanda di concordato posticipando ad un momento successivo, fino a 6 mesi, la preselezione del piano di risanamento.
Si tratta cioè del cosiddetto concordato preventivo in bianco, che consente al debitore di beneficiare da subito della sospensione dei pagamenti e delle azioni esecutive e cautelari sul proprio patrimonio.


La norma, dunque, nasce da un presupposto condivisibile, ma nella prassi sta prestando il fianco a condotte fraudolente.


L’abuso infatti del concordato preventivo ci fa assistere inermi a situazioni a dir poco “alterate” che sfociano nella più becera concorrenza sleale. Altro che cinesi!


Una domanda semplice ci si pone, e a porsela potrebbe essere qualsiasi eventuale investitore estero che volesse introdursi nei meandri della già sconquassata giustizia civile italiana: quale tutela viene offerta al creditore?


Il Legislatore, ancora una volta, vede il creditore come qualcuno dal quale difendersi dimenticandosi che un soggetto, intanto è creditore, in quanto ha fornito - investendo e rischiando capitali - un bene o un servizio e come tale va ricompensato.


Il nuovo concordato, invece, potrebbe rivelarsi - se utilizzato strumentalmente - un’arma impropria, più che l’ennesima opportunità data alle aziende in difficoltà per addivenire ad una transazione con i propri creditori.
Oggi, si assiste a richieste di dilazioni di pagamento e di riduzione della quota capitale dovuta, ponendo - quale conseguenza di un eventuale diniego - il deposito di un concordato preventivo in bianco che finirebbe con il penalizzare il creditore per circa un anno.
Nelle more della procedura, i creditori - immobilizzati dalla stessa legge - soffrono la carenza di liquidità accentuata dagli istituti di credito che non concedono finanziamenti, finendo per essere essi stessi insolventi e fallibili.


Come definire, quindi, se non fraudolento l’agire dell’imprenditore che procede, antecedentemente al deposito della domanda di concordato in bianco, ad esempio al fitto di un ramo di azienda in favore di una New CO, impoverendo così l’impresa a danno dei creditori, atteso che la New CO - non soggetta a controlli, né obblighi – potrebbe di rimando legittimamente vendere beni ancora presenti all’interno dell’azienda?


Anche e soprattutto grazie alle segnalazioni di tante imprese e all’azione costante di Confindustria, il Governo - constatando che il numero dei concordati depositati a far data dall’entrata in vigore della nuova normativa è sì aumentato del 120% rispetto all’anno precedente, ma che solo il 30% è stato poi approvato - ha cercato di porre rimedio lo scorso 22 giugno apportando delle modifiche attraverso il cosiddetto Decreto del Fare.
Tale provvedimento impone, infatti, ai debitori di mettere nero su bianco e fin da subito la lista dei creditori e degli importi loro dovuti.


Il Decreto prevede inoltre la nomina di un commissario giudiziale che ha il compito di smascherare le frodi, rendere obbligatorie e trasparenti le informazioni sulla situazione finanziaria dell’impresa e sui passi compiuti per mettere a punto la proposta e il piano. Con queste azioni, a mio parere non risolutive, il Governo intende vigilare sul concordato in bianco correggendone i possibili esiti insani.


Credo si debba ancora lavorare ad ulteriori modifiche che vadano nella direzione di:


1) reintrodurre una percentuale minima di soddisfazione di crediti quale condizione di ammissibilità dei concordati;


2) intervenire sulle modalità di formazione della maggioranza per l’approvazione delle proposte di concordato, ripensando l’attuale meccanismo di convalida per crediti e non per teste;


3) prevedere strumenti che incentivino l’imprenditore a far emergere prima la crisi. La concessione di finanziamenti nella fase iniziale di crisi dell’impresa, contro-garantiti dal fondo di garanzia rafforzato dal Decreto del Fare, potrebbe infatti aiutare l’emersione anticipata della crisi e facilitare l’imprenditore nella scelta delle strade da seguire tempestivamente;


4) adoperare regole chiare e condivise. L’imprenditore deve sapere con anticipo quali siano le norme cui attenersi. Nelle procedure di concordato, o meglio nelle disposizioni che lo disciplinano, esistono ancora molti dubbi interpretativi circa – ad esempio - il ruolo dei tribunali e quello dei creditori;


5) adottare misure di aiuto per le tante aziende creditrici che, per l’effetto distorsivo dell’uso del concordato, si trovano esse stesse avvolte nel vortice delle precarietà finanziarie. Se la legge blocca l’azione esecutiva di queste ultime per escutere i propri crediti, il Legislatore dovrebbe – per contrappasso - prevedere forme di agevolazioni finanziarie tese a sostenere il circolante delle aziende sane minacciate da numerosi concordati.


Su questo tema, così importante e strategico per la vita delle nostre aziende, abbiamo voluto organizzare per il prossimo 19 luglio un momento di confronto con il direttore generale di Confindustria Marcella Panucci e con esperti della materia per condividere e provare a fornire il nostro contributo alle azioni che il Sistema Confindustriale sta ponendo in essere a salvaguardia delle imprese che lottano ogni giorno per la propria continuità.

 

http://www.costozero.it/eventi/item/155-seminario-superare-la-crisi-strumenti-e-opportunita-il-concordato-preventivo-e-gli-altri-istituti-giuridici-per-salvare-l-impresa#.UeZ7qW0fmt8

 

Mauro Maccauro

Presidente Confindustria Salerno - Associazione degli Industriali della Provincia di Salerno